Storia

Palazzo

Costruito dalla “Societè Edificatrice di Abitazioni Operaie, Bagni e Lavatoi Pubblici” tra il 1905 ed il 1908 su progetto dell’Arch Romolo Squadrelli.

Inizialmente la costruzione era un enorme quadrilatero compreso tra le vie Scarlatti a Sud, Benedetto Marcello a Ovest e Petrella a Nord. Solo nel secondo dopoguerra venne frazionato in diversi condomini per facilitarne la vendita.

Nata come tipica casa operaia, gli accessi a molti appartamenti ed ai bagni, in comune tra piu’ appartamenti, erano lungo ballatoi esterni detti “ringhiere”.

La storia del palazzo e’, visto il lungo tempo passato, un misto di documenti e di racconti a voce e quindi quello che segue e’ certamente approssimativo.

L’attuale condominio di Via Scarlatti 20 in Milano, nasce da un grande progetto di edilizia popolare. Costruito dalla “Societè Edificatrice di Abitazioni Operaie, Bagni e Lavatoi Pubblici”, il complesso era capace di ospitare 1.500 persone ed aveva al suo interno una scuola serale.

Il progetto e’ dell’architetto Romolo Squadrelli (Milano 1871 - 1941), piu’ famoso per i complessi in stile Liberty di San Pellegrino Terme (Hotel, Casino’ e Stazioni della FVB, Ferrovia della Val Brembana).

L’edificio fu costruito tra il 1905 ed il 1908 e l’inaugurazione avvenne, sembra, alla presenza di SM il Re Vittorio Emanuele III. (Per inquadrare storicamente l’evento nel 1906 Milano ospito’ l’Esposizione Universale per l’apertura del traforo del Sempione e nel 1906 si inauguro’ anche il primo quartiere operaio della Societa’ Umanitaria, tra Via Solaro e Via Stendhal).

Inizialmente la costruzione era un enorme quadrilatero compreso tra le vie Scarlatti a Sud, Benedetto Marcello a Ovest e Petrella a Nord. Solo nel secondo dopoguerra venne frazionato in diversi condomini per facilitarne la vendita. All’epoca questa era una zona periferica, lottizzata in base al piano regolatore Beruto aprovato nel 1889, vicino alle prese dei pozzi per acqua potabile in Benedetto Marcello, in direzione del circuito per le corse di trotto dei cavalli, verso le fabbriche della zona della Pirelli, piu’ ad Ovest (vedi mappa di Milano del 1904). Il piano regolatore Beruto, approvato solo nel 1889, ha previsto alla sinistra ed alla destra dell’attuale Corso Buenos Aires due stradoni larghi 60 metri e lunghi 600, praticamente due lunghe piazze alberate, alla moda dei tempi Umbertini: Via Morgagni e Via Benedetto Marcello. Sono due delle poche realizzazioni urbanistiche di quel piano regolatore.

Il nostro complesso, nasce come una tipica abitazione operaia; gli accessi a molti appartamenti ed ai bagni, in comune tra piu’ appartamenti, erano lungo ballatoi esterni detti “ringhiere”.

Il cortile era lastricato in ciottoli di fiume come si usava al tempo e, in mezzo al quadrilatero degli edifici, c’erano i lavatoi. Nota innovativa rispetto agli altri edifici popolari di quel periodo l’acqua corrente era disponibile non nei singoli appartamenti ma in ogni piano, nei bagni comuni, senza quindi la necessita’ di approvigionarsi di acqua potabile in cortile.

Adesso

Il nostro condominio e’ diviso in due Scale A e B, ciascuna su 4 piani piu’ solai e cantine.

In questo piu’ di un secolo molti proprietari si sono succeduti, e gli appartamenti sono stati fusi e ristrutturati varie volte tanto che spesso non e’ piu’ chiaramente distinguibile la struttura originale. I bagni comuni sono spesso inglobati come “unita’ precarie” negli appartamenti privati.

Su tutto l’edificio e’ stata fatta una grande ristrutturazione nel .... e nel 2012 e’ stata rifatta la facciata su Via Scarlatti, riparando anche i balconi rovinatisi col tempo. A breve verranno riparate e riverniciate le ringhiere interne.

Nel 2017/2018 e' stato costruito, nel cortile interno un ascensore per servire le due scale, deturpando un poco la struttura originaria, ma adeguando l'edificio alle comodita' attuali.

Note

Attualmente, nel nostro condominio ha uno studio il musicista Vinicio Capossela, un appartamento il regista Marcus Imhof e la ristutturazione di un appartamento al III piano ha vinto un premio internazionale di architettura.

Marcus Imhof ha girato nel 1982 un documentario per la Rai sulla vita nel nostro condominio, come esempio di “casa di ringhiera”. Il documentario era nell’ambito di una serie di reportage coordinati da Ermanno Olmi sulle citta’ italiane.

Una poesia del famoso poeta italiano Vittorio Sereni (riportata nell’apertura di questo sito), immortala la Via Scarlatti com’era negli anni ’60.

La zona, da operaia, era diventata base per molti originari del Bangla Desh e, in questi ultimi anni, molti cinesi stanno comprando appartamenti o la gestione di bar e ristoranti.

Il nostro condominio ha una popolazione molto varia sia etnicamente che professionalmente. I proprietari sono per lo piu’ impiegati o professionisti italiani, mentre molti inquilini sono stranieri. Vanto del nostro condominio e’ una deliziosa signora deceduta a 106 anni, che aveva ancora una memoria ed un cervello perfetti, e che fino a pochi anni fa viveva da sola in scala A.

Il progettista

Le opere piu’ famose dell’ Architetto Romolo SQUADRELLI (Milano 1871 – 1941) sono senz’altro gli edifici in puro stile Liberty di San Pellegrino Terme oltre alle stazioni della piccola ferrovia della Val Brembana che da bergamo conduceva proprio a San Pellegino.

In milano ci sono altri edifici e, al cimitero monumentale la tomba di famiglia con le sculture del famoso artista Ernesto Bazzaro

Architetto Romolo SQUADRELLI

(Milano 1871 – 1941)

Le opere piu’ famose ed importanti dell’architetto Squadrelli sono senz’altro legate a San Pellegrino Terme.

Il Grand Hotel costruito a tempo di record (22 mesi) fu inaugurato nel Maggio 1904, su progetto dell’architetto Squadrelli e dell’ing. Mazzocchi.

Nel 1906 arrivo’ a San Pellegrino la ferrovia, e anche tutte le stazioni del percorso Bergamo-San Pellegrino sono opera dell’arch. Romolo Squadrelli.

Sempre nel 1906 fu inaugurato lo stabilimento per l’imbottigliamento dell’acqua minerale, anche questo manufatto è in stile Liberty ed è opera dell’ing. Mazzocchi che si alternava allo Squadrelli nei progetti quando non operavano in concomitanza.

Il capolavoro in stile Liberty è il Casinò che venne realizzato sempre a tempo di record (meno di due anni), opera dell’arch. Squadrelli, committente dei lavori come per il Grand Hotel, la Società Grandi Alberghi. Magnifico esempio di questo stile, sorge tra il 1904 ed il 1906, e viene aperto nel luglio 1907. Costruito su progetto dell'architetto Romolo Squadrelli in prosecuzione dei porticati della Fonte Termale, presenta una facciata imponente e al tempo stesso leggiadra, ricca di stucchi, fregi e bassorilievi, opera dello scultore Paolo Croce. E’ decorata con altorilievi in pietra artificiale, gruppi allegorici, mascheroni, elementi antropomorfi, busti umani, putti, motivi floreali in abbondanza e artistiche lanterne in ferro, si eleva con il grande pennone in ferro battuto del Mazzucotelli, sorretto da telamoni, simboli della fatica umana; alla base vi sono affrescati i cervi volanti che, come le farfalle, simboleggiano l'art-nouveau.

Il lavoro d'équipe, che vede lo Squadrelli collaborare con importanti artisti dell'epoca dà esiti felici anche all'interno dove, in un gioco allegorico di rimandi al luogo e alle proprietà delle sue acque, è sviluppato il tema della 'joie de vivre', negli affreschi del Malerba come nei rilievi del Bernasconi, nelle sculture del Vedani o nelle bellissime vetrate di Beltrami e Buffa o, infine, nell'arredo, interamente progettato da Eugenio Quarti.

Di particolare interesse sono, sulla facciata, le due alte torri che richiamano il precedente Casinò di Montecarlo di Charles Garnier; la ricca componente decorativa con la sua forte carica simbolica con, fra l'altro, i portalampade ed il pennone in ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli, gli altorilievi ai lati della porta centrale in cemento trattato “a cotto” con scene bacchiche di Giulio Croce e il fregio dipinto con il motivo dei cervi volanti generalmente attribuito a Francesco Malerba.

Con le Terme ed il Grand Hotel, il Casinò dall'inizio del '900 contribuì a realizzare un efficace polo di attrazione per i numerosi e facoltosi ospiti, che a San Pellegrino potevano trovare grandi possibilità di svago e di divertimento. Era un mondo “fiabesco”, popolato da regine e principesse, ministri e diplomatici, personalità della finanza, dell'esercito, dell'arte e della cultura, provenienti da Roma, Parigi, Vienna, Berlino, Pietroburgo, Londra, Il Cairo.

Chiuso e riaperto a più riprese, nell'ambito di vari progetti, tesi, da un lato, alla disciplina del gioco d'azzardo e, dall'altro, alla valorizzazione delle stazioni termali e climatiche italiane, cessa definitivamente l'attività nel 1946.

La ferrovia della Valle Brembana, in sigla F.V.B., cominciò a funzionare il 1° luglio 1906 quando gli Ing.. Gianfranceschi, progettista dell’opera e Ligabue, direttore dei lavori, giunsero a San Pellegrino Terme in un viaggio di prova a bordo della locomotiva n°1.

Le prime volontà di dotare la Val Brembana di una ferrovia risalivano al 1885 quando l’Ing. Vittorio Pierfranceschi aveva convinto i tecnici della Provincia della bontà e dell’utilità dell’uso della trazione elettrica approfittando della forza idraulica del Brembo. Superato lo scoglio, dovuto ai propositi governativi di destinare l’uso delle acque dei nostri fiumi ai bisogni energetici della Rete Adriatica (vale a dire delle ferrovie dello Stato) la provincia subconcesse alla neo Società F.V.B., rappresentata dall’Ing. Luigi Albani, la gestione della ferrovia per 70 anni. A Bergamo venne realizzata una splendida stazione centrale: un edificio in stile Liberty, opera dell’Arch.Squadrelli che disegnò anche le stazioni intermedie da Borgo S. Caterina a San Giovanni Bianco, tutte civettate di Liberty, tinte di rosso di Capri, ben diverse dagli edifici delle stazioni della consorella ferrovia della Valle Seriana, tagliati in modo semplice e rozzo.

L’opera venne portata a termine in soli tre anni e mezzo. Un tempo record se si tiene conto che occorsero ben 73 viadotti e 20 gallerie. Le stazioni ferroviarie di San Pellegrino disegnate dallo Squadrelli sono pienamente coerenti con l’iter progettuale dell’architettura. Su un percorso di 30,33 Km, disattivato nel 1967, esse offrono un singolare itinerario Liberty: dalla stazione capolinea di Bergamo s’incontrano le stazioncine di Ponteranica-Sorisole, Almè, Villa d’Almè, Brembilla-Sedrina, Zogno, Ambria, San Pellegrino Piazzo, San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco.

Anche il Palazzo Comunale di San Pellegrino e’ opera dell’arch. Romolo Squadrelli, eretto sul finire degli anni venti.

Altri edifici progettati da Romolo Squadrelli

Casa Gusmini

Via E. Petrella 20

Come l’edificio di Via B. Marcello, è un esempio di edilizia popolare 'Liberty', costruito dalla Società Edificatrice di Case Operaie e Bagni Pubblici.

Another example of public housing built by the Building Society Case Operaie e Bagni Pubblici, like the tenement of via B. Marcello.

(Arch. Squadrelli)

Casa Squadrelli ???

Milano, via Legnano 26, Casa Squadrelli (Romolo Squadrelli 1907)

“Domus : architettura e arredamento dell'abitazione moderna in città e in campagna. - A. 1, n. 1 (15 gen. 1928)-. - Milano : Domus, 1928-. - v. : ill. ; 30 cm

Mensile (11 numeri l'anno). - Il complemento del titolo varia in: Architettura, design, arte, comunicazione. - Il formato varia in 33 cm. - MENSILE. - ISSN 0012-5377”

“Geometrico organico. - prosp., planim., fot. bn., fot. c., pianta, sez. - In Domus : architettura e arredamento dell'abitazione moderna in città e in campagna. - N. 613 (Gen. 1981), p. 21-24 ISSN 0012-5377”

Monumento sepolcrale Famiglia Squadrelli, 1911, architetto Romolo Squadrelli e scultore Ernesto Bazzaro - Cimitero Monumentale di Milano

Monumento funebre famiglia Squadrelli (1911)

Un'edicola maestosa che si incontra appena varcate le arcate che costeggiano l'imponente Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.

Ci troviamo nel lato di levante dell'Emiciclo centrale e, tra i rami di una vegetazione fiorente, si può intravedere un grotta. Ebbene sì, l'edicola del Signor Squadrelli è un imponente edificio realizzato con grossi blocchi di serizzo che costituiscono una sepoltura che ha le sembianze di vero e proprio sepolcro incastonato nella roccia.

Romolo Squadrelli, decise di affidare nel 1911 la realizzazione della propria sepoltura a un noto scultore milanese, Ernesto Bazzaro, esponente di punta della Scapigliatura lombarda. E' conosciuto, tra l'altro, anche per numerose opere giudicate "sconvenienti" come le statue della famosa Ca' de Ciapp, che tanto suscitarono clamore nella Milano di inizio Novecento ( nei prossimi post vi parlerò dettagliatamente di questa casa e del suo artefice)

Bazzaro, molto criticato all'epoca per questa consolidata passione di raffigurare statue in forme e pose succinte (anche nello stesso Cimitero Monumentale, tanto che alcune furono rimosse per volere della Commissione che all'epoca era incaricata di giudicare la leicità delle opere scultoree eseguite), ottenne da parte della stessa grande consenso, tanto da essere presa come modello per altre tombe presenti nello stesso Cimitero.

In questa edicola Bazzaro fonde architettura e scultura attorno alla rappresentazione in bronzo della Resurrezione di Lazzaro, uno dei temi funerari per eccellenza. All'interno del sepolcro è collocato il corpo di Lazzaro attorno al quale di svolge il racconto evangelico: Gesù si rivolge a Dio Padre mentre due donne assistono alla scena, una ai suoi piedi in atto di preghiera e venerazione, mentre l'altra è rivolta verso il sepolcro.

"Ego sum resurrectio e vita"... è riportata alla summità la celebre frase evangelica. Notate anche l'estrema maestria dello scultore nel forgiare le corone di spine che decorano la parte bassa della struttura.

Documentario

1982 / 1984 Documentario di Markus Imhoof sulla vita nel caseggiato di Via Scarlatti, 20.

All’epoca c’era una diatriba con un edificio costruito dove forse un tempo c’erano i lavatoi comuni e che da scuola era stato trasformato in edificio residenziale, con problemi di “convivenza” con i residenti del vecchio stabile che avevano chiesto di “murare” le finestre che affacciavano sul cortile condominiale. Si arrivo’ ad un compromesso risarcitorio ed ora questo edificio e’ sede del CAI Nazionale.

VIA SCARLATTI 20
Director: Markus Imhoof
Production: Ermanno Olmi, Scuola di Bassano
Co-Production: RAI 1
Production Year: 1982
Length: 43 minutes
Screen ratio: 16mm; 1:1.66
Colour: Colour